Occidente
di GIANLUCA VASSALLO
di GIANLUCA VASSALLO







Occidente è un progetto che abita il silenzio. La città in cui tutto accade, diventa irrilevante, centrale — invece — l'attesa che qualcosa accada.
Roberto Cremascoli, curatore del lavoro, riconosce nelle fotografie diVassallo la stessa esperienza vissuta davanti ai quadri di Hopper: il desiderio di “far parte della scena” e di dialogare con figure laconiche, immerse in un tempo sospeso. Sono immagini in cui “non ci sono artifici” e i personaggi “non hanno copione”: presenze colte nella loro esposizione più fragile, talvolta furtiva, sempre necessaria. La scena è “quella a disposizione”, offerta così com’è a uno sguardo capace di riconoscere nella realtà quei paesaggi di “New New-Realism” che già abitano l’immaginario dell’autore. In Occidente la fotografia diventa pratica di ascolto e raccolta: una collezione di anime e di sguardi che restituisce dignità al quotidiano e afferma, con ostinata delicatezza, la bellezza come atto di resistenza umana. — Roberto Cremascoli, testo critico su Occidente di Gianluca Vassallo



La fotografia, oggi?
Nel tempo dell’immaginario generativo/numerico, per noi la fotografia, intesa come sguardo d’autore sul reale o sul sogno, è una scelta di senso. Significa restituire centralità al tempo dell’osservazione, al filtro dell’umanità, del fotografo e del pubblico. Significa riconoscere la possibilità che lo sguardo inciampi, devii, sbagli e che queste incidenze determinino il nuovo, l’inatteso.
Produrre e vendere fotografia, per noi, vuol dire, infine, cercare di portare nel mondo la bellezza prodotta dalla relazione tra l’uomo e il reale, tra l’uomo e dove abita il sogno: ovvero ovunque fuori dai codici, fuori da ciò che è scritto.