Ogni film, ciascun progetto, tutte le esplorazioni, producono strascichi. Sono oggetti di scena, possibilità, scritture, abbondanze, rinunce, attrezzature.
Qui sedimenta quello che creiamo quando un progetto inizia, oppure le possibilità che il progetto ci consegna, di costruire interazione, relazione, profondità. Cartoline che inviamo dai luoghi di passaggio, oggetti che servono a costruire il senso, le foto che facciamo per noi, quelle che realizziamo per raccontare il processo. E ancora, abiti, giornali, sogni, errori.
Qui vendiamo tutto questo, incluso un tempo da passare con noi mentre lavoriamo, per farvi sentire la gioia e la fatica e darvi la possibilità di aiutarci a produrre bellezza, verità, sconcerto. Qui vendiamo, in fondo, il nostro passaggio sul mondo, e il modo in cui è accaduto.
E poi ci sono le felpe, i cappelli, le maglie e i poster, che a volte sono un modo per dire a noi stessi che ce l'abbiamo fatta. E poi i frame di ogni film. Perché, come diceva Godard, "il cinema sono 24 fotografie al secondo" e noi aggiungiamo tutte necessarie, per raccontare una storia. Per testimoniare che abbiamo avuto uno sguardo, che ha toccato tutti, tutto.
Non è merchandising, sono derivati, o — talvolta — origini.